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Fuochi San Giovanni Torino: la magia che accende la città

Ogni anno, la sera del 24 giugno, Torino si veste di luce, suono e storia con i celebri fuochi di San Giovanni. Un evento capace di incantare torinesi e turisti, che celebra il patrono della città attraverso spettacoli pirotecnici suggestivi, cortei storici, concerti e momenti di intensa partecipazione collettiva. In questo articolo esploreremo tutto ciò che rende unico questo appuntamento: dalla sua origine medievale al programma moderno, dai migliori punti di osservazione alla gestione dell’evento in ottica sostenibile. 

Se state programmando di vivere quest’esperienza in prima persona, ecco perché dovreste visitare questi posti e scoprire anche le meravigliose valli vicino a Torino, magari soggiornando nella tranquillità della Cascina 6B, un perfetto rifugio di charme a pochi minuti dalla città.

Origini del culto di San Giovanni a Torino: storia e tradizione

La devozione verso San Giovanni Battista ha radici profonde nella cultura torinese. Il culto si diffuse già nei primi secoli del Cristianesimo e divenne patrono della città nel Medioevo, quando Torino cercava una figura simbolica forte capace di rappresentare rigore morale, giustizia e rinnovamento spirituale. San Giovanni veniva celebrato come precursore della luce e colui che anticipa l’arrivo del Cristo. Non è un caso, quindi, che la sua festa coincida con il solstizio d’estate: la notte più corta dell’anno, in cui le luci del cielo si fanno protagoniste.

Col passare dei secoli, la celebrazione si arricchì di elementi folkloristici, come il corteo in costume, il Farò e i fuochi artificiali, diventando un evento laico-religioso attesissimo, identitario e coinvolgente.

Il Farò: tra leggenda e rito propiziatorio

Uno dei momenti più suggestivi della festa è il “Farò”, il grande falò che viene acceso la sera del 23 giugno in piazza Castello. Questo rito affonda le sue radici nella tradizione celtica e romana, dove il fuoco aveva valore purificatore e augurale. Secondo la leggenda, la direzione in cui cadrà il toro infuocato al termine della combustione preannuncerà un anno favorevole o avverso alla città: se cade verso Porta Nuova, sarà un buon anno; se cade in senso opposto, si teme la sfortuna. È un momento intenso, partecipato, accompagnato da musiche solenni e da un silenzio quasi religioso, nonostante l’assembramento.

Il Farò rappresenta oggi un simbolo collettivo di identità, rinnovamento e speranza.

Il programma ufficiale dei fuochi di San GIovanni: tra tradizione e modernità

Il programma della festa di San Giovanni si articola su due giornate principali: il 23 e il 24 giugno. La prima è dedicata a momenti più solenni e simbolici come la messa nella Cattedrale di San Giovanni, la sfilata in costume d’epoca con i gonfaloni dei comuni piemontesi, il Farò e spettacoli teatrali. Il giorno successivo, invece, è il cuore pulsante della festa.

Il 24 giugno si apre con la regata storica sul Po, seguita dal corteo civico e religioso con le autorità, e culmina nella sera con il grande concerto gratuito e i fuochi artificiali. Negli ultimi anni, il concerto ha assunto un ruolo centrale anche per le nuove generazioni: progetti musicali come “Torino is Fantastic” attraggono migliaia di spettatori in piazza Vittorio Veneto.

I fuochi di San Giovanni a Torino: lo spettacolo pirotecnico tra luci e musica

Alle ore 22:30 circa, la città di Torino si ferma per assistere allo spettacolo più atteso: i fuochi di San Giovanni. Una performance pirotecnica sincronizzata con brani musicali coinvolgenti, visibile in particolare da piazza Vittorio Veneto e dai Murazzi. Negli anni recenti, l’organizzazione ha scelto di investire in fuochi a basso impatto acustico, ideali per non spaventare animali o persone sensibili ai rumori forti.

La durata dello spettacolo si aggira intorno ai 25 minuti e si trasforma in un momento collettivo potente: migliaia di sguardi rivolti al cielo, emozioni condivise, applausi che risuonano all’unisono. Le coreografie di luce abbracciano il profilo collinare, riflettendosi sul fiume e creando un’esperienza immersiva unica.

Dove vedere i fuochi di San Giovanni: i punti migliori a Torino

La posizione da cui si osservano i fuochi incide profondamente sulla qualità dell’esperienza. Ecco la lista con i punti privilegiati, ognuno con le sue peculiarità:

  • Piazza Vittorio Veneto: è il cuore della festa, vicina al palco e alla postazione di lancio dei fuochi e di conseguenza ha la visuale più diretta sui fuochi. Ma è anche il luogo più affollato, e si consiglia di arrivare con largo anticipo;
  • Murazzi del Po: ideale per chi vuole una vista in prima fila ma con più spazio per muoversi;
  • Monte dei Cappuccini: panorama mozzafiato su tutta la città e visuale privilegiata sulle coreografie luminose;
  • Parco del Valentino: immersi nel verde e con una buona visibilità, perfetto per chi è con bambini o desidera un’atmosfera più rilassata;
  • Colle di Superga: postazione perfetta per chi cerca una prospettiva dall’alto e lontano dalla folla;

Chi desidera invece vivere l’emozione della festa in modo più raccolto può scegliere di pernottare nella quiete appena fuori dal centro. In questo senso, la Cascina 6B rappresenta una scelta perfetta: eleganza, comfort e vicinanza, ma immersa in un contesto naturale e autentico. Un modo raffinato per vivere l’atmosfera della festa senza rinunciare alla tranquillità.

Misure di sicurezza, viabilità e logistica: cosa sapere

Un evento di queste proporzioni comporta sicuramente una gestione logistica complessa. Il Comune di Torino, ogni anno, emette infatti un piano dettagliato di sicurezza che prevede:

  • chiusure temporanee delle strade limitrofe a piazza Vittorio;
  • accessi regolati con percorsi obbligati e zone rosse;
  • limitazioni alla circolazione privata;
  • controlli ai varchi con eventuale richiesta di QR code;
  • incremento del trasporto pubblico notturno;

Si consiglia di consultare in anticipo il sito del Comune o quello della GTT (Gruppo Torinese Trasporti) per verificare orari, deviazioni e fermate straordinarie dovute all’evento.
È inoltre preferibile utilizzare la metropolitana o le linee tram locali, evitando l’auto per evitare di aumentare il traffico già affluente.

Una festa più green: i fuochi di San Giovanni diventano sostenibili

Negli ultimi anni, Torino ha intrapreso un percorso di sensibilizzazione verso un evento più eco-sostenibile. I fuochi vengono realizzati con materiali meno inquinanti, alcuni completamente biodegradabili. L’illuminazione a LED ha sostituito le vecchie installazioni ad alto consumo. Anche il Farò viene costruito con materiali naturali e riciclabili, senza acceleranti chimici.
La città promuove inoltre il trasporto collettivo, l’uso di borracce riutilizzabili personali grazie a fontane d’acqua pubblica potenziate per l’occasione e l’installazione di isole ecologiche temporanee.

Questo impegno della città nei confronti della sostenibilità dimostra che è possibile mantenere viva la tradizione senza però dover rinunciare al rispetto per l’ambiente.

Il valore simbolico dei fuochi di San Giovanni per i torinesi

Oltre lo spettacolo, i fuochi rappresentano un momento di forte identità per i cittadini. Non è soltanto una festa religiosa o pirotecnica: è un simbolo di appartenenza, di memoria collettiva e di orgoglio civico. Molti torinesi, anche quelli che vivono all’estero, scelgono di tornare in città per questa occasione.

È anche una festa intergenerazionale, che coinvolge bambini, famiglie, anziani e turisti, tutti accomunati dalla meraviglia e dalla consapevolezza di partecipare a qualcosa di profondamente radicato.

Eventi collaterali e consigli per vivere la festa

Chi decide di partecipare ai festeggiamenti dei fuochi ha inoltre la possibilità di arricchire l’esperienza con attività collaterali: mostre temporanee nei musei cittadini, degustazioni enogastronomiche nelle piazze e itinerari storici legati a San Giovanni e alla Torino barocca.

Prima dello spettacolo consigliamo di cenare in una delle numerose osterie della zona di Vanchiglia o lungo Po. Dopo i fuochi è poi possibile continuare la festa, grazie ai molti locali che offrono dj set, eventi serali e musica live.

Per chi desidera un’esperienza completa ma rilassante, alloggiare nei dintorni può essere invece una scelta vincente. Strutture come la Cascina 6B, immersa nel verde e a soli 20 minuti dalla città, permettono di combinare la vivacità dell’evento con il benessere di un soggiorno tranquillo.

Domande frequenti sui fuochi di San Giovanni a Torino

A che ora iniziano i fuochi?
Lo spettacolo pirotecnico inizia generalmente alle 22:30 del 24 giugno.

Dove si svolge il concerto?
In piazza Vittorio Veneto, accessibile gratuitamente ma con capienza limitata. In alcuni anni è richiesto il QR code.

Serve prenotare un posto per i fuochi?
No, ma l’accesso alle aree migliori (piazza Vittorio e Murazzi) può essere contingentato. Meglio arrivare almeno un’ora prima.

Posso portare con me cibo e bevande?
Sì, ma con limitazioni per contenitori in vetro e alcolici, a seconda delle ordinanze vigenti.

L’evento è adatto ai bambini?
Sì, ma per i bambini piccoli è consigliabile portare cuffie antirumore e restare lontani dalla folla più densa.

Ci sono aree attrezzate per persone con disabilità?
Sì, con ingressi prioritari e spazi riservati. Si consiglia di verificare con il Comune nei giorni precedenti l’evento.

Una notte che racconta la città

I fuochi di San Giovanni a Torino non sono solo un evento, ma un racconto collettivo. In una notte sola si concentrano secoli di storia, riti propiziatori, emozioni visive e partecipazione popolare. Che siate turisti alla ricerca di un’esperienza autentica o torinesi in cerca di un tuffo nella vostra identità culturale, questo evento rappresenta un momento unico nel calendario della città. 

Godetevi le luci, le note, l’attesa, ma anche la possibilità di scoprire un territorio più ampio, fatto di valli, colline e angoli da esplorare. E se cercate un luogo speciale dove soggiornare con quiete e stile, la Cascina 6B saprà accogliervi con l’eleganza del passato e il comfort del presente.

Storia carnevale Ivrea: origini, evoluzione e significati di una festa unica

Il carnevale di Ivrea non è una semplice manifestazione folcloristica, ma un evento storico, culturale e simbolico che affonda le radici nel Medioevo e che ancora oggi coinvolge migliaia di persone in un rito collettivo carico di significati. È una festa di libertà, un’esplosione di colori, suoni e gesti rituali che raccontano l’identità eporediese attraverso i secoli. 

In questo articolo scoprirai nel dettaglio la storia del Carnevale di Ivrea, dall’origine leggendaria alle trasformazioni ottocentesche, fino alla codificazione moderna. Un viaggio attraverso miti, tradizioni e simboli che ha ancora molto da raccontare. Ecco perché dovreste visitare questi posti: le valli del Canavese, i borghi storici e la stessa Ivrea offrono un contesto autentico e affascinante in cui questa festa diventa esperienza viva, perfetta da vivere soggiornando in strutture come la suggestiva Cascina 6B.

Carnevale di Ivrea tra storia e radici leggendarie

Secondo la narrazione più diffusa, la storia del Carnevale di Ivrea ha origine da una rivolta popolare contro un tiranno medievale che opprimeva la città. La leggenda vuole che il signore feudale della città imponesse lo ius primae noctis, ovvero il diritto di passare la prima notte con ogni sposa novella. A porre fine a questa ingiustizia fu Violetta, la figlia di un mugnaio, che si ribellò uccidendo il tiranno con un colpo di spada.
La popolazione, incoraggiata dal gesto eroico, si sollevò e distrusse il castello del despota. Questo mito fondativo, pur non confermato da fonti documentarie, si è impresso nell’immaginario collettivo come emblema della ribellione contro l’oppressione e dell’affermazione della libertà.

La figura della Mugnaia, rievocata ogni anno durante il Carnevale, incarna ancora oggi questo spirito. Non è solo una protagonista della festa: è il simbolo della dignità riconquistata, una donna che ha scelto il coraggio come risposta all’abuso dei più potenti.

Dai riti popolari alle prime cerimonie documentate

Ben prima che la leggenda di Violetta prendesse forma in narrazione codificata, il Carnevale di Ivrea esisteva già come momento di rottura rituale e sociale. Già nel tardo Medioevo si registrano manifestazioni di festeggiamenti pubblici durante il periodo che precede la Quaresima: danze, fuochi, travestimenti, cori, giochi di inversione sociale. È in questo contesto che si inseriscono alcuni dei riti più antichi ancora oggi presenti, come la Zappata o la marcia dei Pifferi e Tamburi, testimonianze di una dimensione profondamente comunitaria della festa.

Nel corso del Cinquecento e Seicento, la festa si intreccia sempre più con la vita urbana e con le dinamiche tra rioni. Le parrocchie cittadine danno origine a processioni simboliche, mentre la pratica dell’Abbruciamento degli Scarli — pali coperti di erica infuocata — si afferma come rito propiziatorio di purificazione e rinascita. È una fase in cui il Carnevale assume un significato agrario e ciclico, oltre che sociale.

L’Ottocento e la nascita del cerimoniale moderno

La vera trasformazione strutturale del Carnevale avviene nel XIX secolo. In questo periodo la festa inizia ad assumere una forma organizzata, con l’introduzione di figure e rituali destinati a diventare parte integrante del cerimoniale odierno. I “Libri dei Processi Verbali”, conservati ancora oggi, testimoniano la formalizzazione della festa a partire dal 1808.

Nascono in questa fase le principali cariche ufficiali: il Generale, il Podestà, la Vezzosa Mugnaia, gli Abbà, il Sostituto Cancelliere. Il Generale rappresenta l’autorità organizzativa e marziale, ispirata all’estetica napoleonica, e guida lo Stato Maggiore nel mantenimento dell’ordine simbolico. Gli Abbà sono i rappresentanti delle parrocchie, mentre il Podestà garantisce l’equilibrio tra istituzioni e popolo.

Il berretto frigio — tipico copricapo rosso della Rivoluzione francese — diventa in questo periodo un elemento centrale: indossarlo significa schierarsi con il popolo insorto, legittimarsi come attore del Carnevale. Chi non lo porta, durante la Battaglia delle Arance, deve assistere in silenzio, spettatore e non protagonista.

Il ruolo dei personaggi storici del Carnevale di Ivrea: simboli e funzioni

Ogni personaggio all’interno del Carnevale di Ivrea ha una funzione precisa, storicamente e simbolicamente definita. La Mugnaia, ad esempio, scelta ogni anno tra le giovani donne della città, è la figura centrale: rappresenta la continuità della leggenda e l’incarnazione dell’ideale di libertà. La sua presentazione ufficiale, accompagnata da fanfare e discorsi, è uno dei momenti più solenni.

Il Generale e lo Stato Maggiore, vestiti con uniformi ottocentesche, non sono semplici coreografie: hanno compiti rituali precisi, come l’ispezione delle parrocchie, il coordinamento delle cerimonie e l’accompagnamento della Mugnaia. Gli Abbà, spesso bambini in costume rinascimentale, celebrano la partecipazione dei quartieri e delle famiglie alla vita cittadina. Il Podestà è figura ambigua: rappresenta il potere centrale e legge i proclami, ma è spesso visto con ironia dai cittadini, come simbolo del potere che si piega alle esigenze popolari.

Il berretto frigio, infine, resta un simbolo chiave: chi lo indossa è parte integrante della narrazione carnevalesca, chi non lo indossa è ospite, osservatore. La festa diventa così anche un meccanismo di appartenenza identitaria alla città e alla sua storia.

La Battaglia delle Arance: rievocazione della storia del Carnevale di Ivrea

Elemento distintivo e spettacolare del Carnevale di Ivrea è senza dubbio la Battaglia delle Arance. La sua origine risale al XIX secolo, quando le popolazioni cittadine iniziarono a inscenare la rivolta contro il tiranno lanciando arance — frutto allora esotico e costoso — contro i carri che rappresentavano le truppe del signore.

Oggi la battaglia si articola in un confronto regolamentato tra gli aranceri a piedi (il popolo) e gli aranceri sui carri (le milizie feudali). I colpi di arancia rappresentano una lotta simbolica, un modo per rivivere l’insurrezione e ribadire, anno dopo anno, il diritto alla libertà conquistata.

Ogni squadra di aranceri ha una propria identità, storia e sede. L’organizzazione della battaglia è minuziosa, con regole precise per garantire la sicurezza dei partecipanti e degli spettatori. È una manifestazione cruda, intensa, ma mai gratuita: ogni gesto ha un valore simbolico, ogni lancio rappresenta una memoria collettiva da tenere viva.

Dal Novecento a oggi: istituzionalizzazione e trasmissione

Nel XX secolo il Carnevale di Ivrea si struttura in modo sempre più solido. Nascono associazioni dedicate, si consolidano i riti, si introduce una regia unitaria capace di coordinare cerimonie, cortei e momenti istituzionali. Nel 2009 viene istituita la Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea, organismo incaricato di tutelare la tradizione e trasmetterne i valori.

La festa ottiene così riconoscimenti ufficiali e viene valorizzata a livello nazionale e internazionale. Le scuole cittadine integrano il Carnevale nei percorsi didattici, la stampa locale lo segue passo dopo passo, e migliaia di turisti ogni anno assistono agli eventi, contribuendo a rendere la festa un vero e proprio patrimonio immateriale.

Oggi il Carnevale è al tempo stesso una manifestazione popolare e una grande macchina simbolica. Coinvolge generazioni diverse, tessendo un filo tra passato e presente, tra rito e spettacolo.

Il sapore della tradizione: gastronomia e convivialità

Ogni festa ha poi i suoi sapori, e il Carnevale di Ivrea non fa eccezione. Il piatto simbolo della ricorrenza è il piatto dei fagioli grassi, servito in giganteschi pentoloni nelle piazze cittadine. Si tratta di una preparazione semplice ma nutriente: fagioli stufati con lardo, cotenna e verdure, distribuiti gratuitamente come gesto di comunità e condivisione.

Accanto a questa specialità conviviale troviamo la celebre Torta 900, dolce tipico di Ivrea composto da soffice pan di spagna al cioccolato e una farcitura leggera e cremosa. Non mancano poi le bugie fritte, i vini locali, le grappe aromatizzate: tutti elementi che contribuiscono a rafforzare la dimensione festiva e identitaria della manifestazione.

Il cibo, in questo contesto, non è solo nutrimento. È memoria, rito, linguaggio collettivo. È un modo per dire: siamo qui, insieme, come ogni anno, da secoli.
Per chi desidera vivere appieno questa atmosfera senza rinunciare al relax, soggiornare nei dintorni può rivelarsi un valore aggiunto: la Cascina 6B, immersa nella quiete della natura a pochi minuti da Ivrea, rappresenta una soluzione ideale per chi cerca un’esperienza autentica, tra accoglienza familiare e comfort contemporaneo.

Perché conoscere la storia del Carnevale di Ivrea è ancora importante

Studiare e tramandare la storia del Carnevale di Ivrea non significa solo celebrare una tradizione folkloristica. Significa custodire il racconto di una comunità che, attraverso il rito, ha scelto di raccontare se stessa. Significa capire come un evento popolare possa diventare uno strumento di educazione civile, un’occasione di riflessione su temi come la libertà, la memoria e l’appartenenza.

La forza di questa festa risiede nella sua capacità di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. E la storia, più di ogni altra cosa, è la bussola che permette a questa trasformazione di restare coerente, significativa, autentica.

Domande frequenti sulla storia del Carnevale di Ivrea

Quando si svolge il Carnevale di Ivrea?
Generalmente nel mese di febbraio, secondo il calendario liturgico. Gli eventi iniziano però diverse settimane prima con le cerimonie preparatorie.

Violetta è esistita realmente?
No, è una figura leggendaria. La sua storia rappresenta simbolicamente la ribellione contro l’oppressione, ma non è documentata storicamente.

Qual è l’origine della Battaglia delle Arance?
Nasce nell’Ottocento come evoluzione simbolica delle sommosse popolari e come reinterpretazione della leggenda di Violetta. L’uso delle arance ha sostituito altri oggetti (fagioli, legumi) usati nelle prime rievocazioni.

Il berretto frigio è obbligatorio?
Non obbligatorio, ma fortemente consigliato per chi vuole partecipare alla festa. È simbolo di adesione ai valori storici del Carnevale.

Quali sono i riti più antichi ancora esistenti?
La Zappata, l’Abbruciamento degli Scarli e la marcia dei Pifferi e Tamburi sono tra i più antichi, risalenti al periodo tardo medievale.

Come viene scelta la Mugnaia?
Ogni anno viene designata da un comitato ristretto tra le giovani donne della città. La scelta è avvolta da riservatezza fino alla proclamazione ufficiale.

Un filo che attraversa i secoli

Il Carnevale di Ivrea non è solo una festa. È una narrazione collettiva che si tramanda di generazione in generazione, un patto tra passato e presente che si rinnova ogni anno sotto lo stesso cielo. Conoscere la sua storia significa riconoscere il valore della memoria, il coraggio della ribellione e la bellezza della condivisione.

Se cercate un’esperienza che vada oltre il folclore, che vi racconti l’identità di un territorio con sincerità e intensità, Ivrea è il luogo giusto. E le valli che la circondano — silenziose, autentiche, piene di memoria — sono il palcoscenico perfetto per vivere tutto questo.

Usseglio Fiera della Toma: sapori autentici tra le vette delle Valli di Lanzo

Ogni estate, tra le cime imponenti delle Alpi torinesi e le vallate rigogliose del Canavese, si rinnova un appuntamento che affonda le sue radici nel cuore dell’identità montana: la Fiera della Toma di Usseglio. Più che un evento gastronomico, è un rito collettivo che celebra la tradizione casearia alpina, il lavoro degli allevatori e il legame profondo tra l’uomo e il suo territorio. Lungo le vie del piccolo borgo montano, formaggi d’alpeggio, razze bovine autoctone, laboratori artigianali e specialità locali diventano protagonisti di un viaggio tra gusto, cultura e sostenibilità. 

In questo articolo firmato Cascina 6B ti spiegheremo perché dovresti visitare questi posti: la Fiera della Toma di Usseglio è l’occasione perfetta per scoprire le Valli di Lanzo, dove la montagna è ancora autentica e le tradizioni si raccontano nei profumi e nei sapori.

Le origini di una festa che racconta il territorio

La Fiera della Toma di Usseglio nasce da un’esigenza semplice ma fondamentale: valorizzare un’eccellenza gastronomica locale e difendere un modello di produzione sostenibile, legato all’alpeggio e alla stagionalità. Le prime edizioni dell’evento, organizzate negli anni Novanta, avevano un respiro quasi esclusivamente locale. Erano pensate per dare visibilità ai piccoli produttori delle Valli di Lanzo e per promuovere la Toma di Lanzo, un formaggio a latte vaccino crudo, tipico della zona, dal gusto intenso e dalla pasta morbida.

Nel giro di pochi anni, la risonanza della manifestazione è cresciuta oltre ogni aspettativa. Oggi la Mostra Nazionale della Toma di Lanzo e dei Formaggi d’Alpeggio è diventata un punto di riferimento a livello nazionale per il settore agroalimentare di qualità, attirando decine di migliaia di visitatori da tutta Italia. Ma non ha mai perso la sua anima rurale e popolare: rimane profondamente radicata nella cultura alpina e nella volontà di raccontare un modo diverso di vivere e produrre.

L’identità della Toma di Lanzo di Usseglio

Al centro di tutto c’è lei: la Toma di Lanzo. Un prodotto che incarna la semplicità e la forza della montagna. Si tratta di un formaggio ottenuto da latte vaccino intero crudo, lavorato direttamente negli alpeggi durante i mesi estivi. La stagionatura, che può variare da 20 giorni a oltre 60, restituisce un prodotto dalla crosta dorata, dalla pasta compatta e leggermente occhiata, con un sapore che va dal delicato al deciso, a seconda dell’affinamento.

La Toma non è solo un alimento. È il risultato di un saper fare tramandato da generazioni, che unisce tecnica e sensibilità. Ogni margaro custodisce un segreto, un gesto, una variazione che rende unica ogni forma. Partecipare alla fiera significa quindi entrare in contatto con queste storie, conoscere le mani che ogni giorno lavorano il latte e trasformano una materia viva in un capolavoro di gusto.

Accanto alla Toma, trovano poi spazio anche molti altri prodotti: formaggi caprini, tome speziate, erborinati, yogurt, ricotte fresche e stagionate. E ancora salumi, miele, pane di segale, vini delle colline vicine. Un paniere ricco che racconta la biodiversità alimentare delle Alpi piemontesi.

Il programma della fiera della Toma: una festa per tutti i sensi

Ad Usseglio, la Fiera della Toma si svolge ogni anno a luglio, solitamente nell’arco di due fine settimana consecutivi. Il programma è costruito per coinvolgere ogni fascia di pubblico, dai curiosi ai professionisti, dalle famiglie ai gourmet. La mostra-mercato è il cuore pulsante della manifestazione: decine di stand popolano il centro del paese, offrendo degustazioni, vendita diretta, incontri con i produttori e percorsi guidati tra i sapori.

Durante la fiera si tengono showcooking con chef locali e nazionali, che reinterpretano la tradizione con creatività. Sono previsti anche laboratori del gusto per bambini e adulti, dimostrazioni di caseificazione, conferenze tematiche su agricoltura e alimentazione, e spazi dedicati all’artigianato montano.

Uno degli appuntamenti più attesi è la Giornata del Margaro, dedicata alla figura simbolica dell’allevatore d’alta quota. In questa occasione, le mandrie vengono condotte in paese, dove si svolgono mostre zootecniche di bovini, caprini e ovini, premi per le migliori razze, e racconti sulla vita in alpeggio.

Non mancano poi musica dal vivo, spettacoli serali, animazione per bambini e attività outdoor. L’evento è pensato per essere vissuto con tutti i sensi: si ascolta, si tocca, si guarda, si assaggia, si respira.

Fiera della Toma di Usseglio: un evento sostenibile e inclusivo

Uno dei punti di forza della Fiera della Toma è la sua attenzione alla sostenibilità. Negli ultimi anni, l’organizzazione ha infatti adottato alcune misure concrete per ridurre l’impatto ambientale dell’evento: raccolta differenziata potenziata, utilizzo di materiali compostabili, promozione della mobilità dolce. Particolarmente apprezzata è l’iniziativa della “Corriera della Toma”, una navetta gratuita in partenza da Torino Porta Susa che consente di raggiungere Usseglio senza usare l’auto.

L’inclusività è un altro valore fondamentale. Gli spazi della fiera sono pensati per essere accessibili anche a persone con disabilità. I laboratori coinvolgono scuole, cooperative sociali, gruppi di famiglie e associazioni del territorio. L’obiettivo è quello di costruire una comunità che ruoti attorno al cibo come veicolo di conoscenza, cultura e socialità.

Numeri e impatto territoriale

La Fiera della Toma è oggi un evento che muove numeri importanti: oltre 100 espositori, 20.000 visitatori in due weekend, migliaia di degustazioni servite, centinaia di presenze tra margari, allevatori, artigiani e artisti. Ma al di là dei dati quantitativi, è il valore qualitativo a fare la differenza.

Usseglio è un comune di circa 200 abitanti. Durante la fiera si trasforma in un centro pulsante di energia, ospitalità e relazione. Le strutture ricettive della zona – B&B, rifugi, agriturismi – registrano il tutto esaurito. I ristoranti propongono menù dedicati e i negozi locali vivono un momento di grande vitalità.

L’amministrazione comunale e le realtà associative che partecipano all’organizzazione vedono nella fiera non solo una vetrina ma uno strumento di sviluppo. È un’occasione per rafforzare la coesione sociale, stimolare la conoscenza del territorio e attrarre nuovi visitatori anche oltre i giorni dell’evento.

Come raggiungere Usseglio per la fiera della Toma

Usseglio si trova in alta Valle di Viù, a circa 60 chilometri da Torino. È raggiungibile in auto attraverso la SP32, oppure utilizzando il servizio speciale della Corriera della Toma. La navetta parte da Torino Porta Susa e arriva direttamente al centro del paese, consentendo un accesso comodo, ecologico e gratuito.

Durante i giorni della fiera, sono attivi anche parcheggi di supporto con navette interne, per facilitare gli spostamenti e garantire una gestione fluida dei flussi. Il borgo è compatto e facilmente percorribile a piedi, con punti informativi e mappa dell’evento disponibili in vari angoli strategici.

Esperienze da non perdere durante la fiera

Visitare la Fiera della Toma significa lasciarsi coinvolgere in un’esperienza completa. Tra le attività più apprezzate ci sono le degustazioni guidate, dove esperti di formaggi e sommelier locali conducono i partecipanti alla scoperta di abbinamenti sorprendenti tra toma, miele, confetture e vini piemontesi.

Molto interessanti anche i laboratori sensoriali per bambini, che imparano a riconoscere profumi, colori e consistenze, stimolando la curiosità e il contatto diretto con la materia prima. Le dimostrazioni dal vivo, come la mungitura o la produzione di burro, permettono di comprendere la filiera e avvicinarsi a una cultura del cibo più consapevole.

Non mancano proposte per gli appassionati di escursionismo: passeggiate guidate nei boschi, percorsi ad anello tra le borgate, visite a malghe in attività. Ogni angolo di Usseglio racconta una storia, e la fiera è il momento ideale per ascoltarla.

La Toma come simbolo di identità di Usseglio

Il formaggio, in questo contesto, diventa molto più di un prodotto da tavola. La Toma di Lanzo è un simbolo di appartenenza, un’eredità culturale che si rinnova ogni giorno grazie al lavoro silenzioso dei margari. È l’espressione concreta di una filiera corta, resiliente e radicata nel paesaggio alpino.

La fiera non celebra solo il gusto, ma tutto ciò che c’è dietro: le levatacce all’alba, le stalle umide, le transumanze faticose, i prati da sfalciare a mano, il pascolo libero. In un mondo che tende all’omologazione e alla velocità, Usseglio ci ricorda che esiste ancora un modo di produrre lento, rispettoso, genuino.

Partecipare alla Fiera della Toma significa dire sì a un modello di sviluppo che mette al centro la terra, la qualità, le relazioni. È un atto di sostegno concreto a chi ogni giorno custodisce la biodiversità e la cultura alimentare delle nostre montagne.

Le Valli di Lanzo: una cornice da esplorare

Chi raggiunge Usseglio per la fiera ha l’occasione di scoprire uno dei territori più affascinanti e meno battuti del Piemonte: le Valli di Lanzo. Una rete di valli laterali, borghi in pietra, boschi di larici, sentieri panoramici e vette che superano i 3.000 metri.

Da Usseglio partono numerose escursioni, tra cui quella al lago di Malciaussia, al Colle d’Arnas e al Rifugio Cibrario. Il territorio è perfetto anche per chi cerca relax e silenzio, con ampie aree verdi, parchi giochi per bambini, prati dove fare picnic o semplicemente respirare l’aria pura delle Alpi.

La gastronomia locale completa l’esperienza: nei ristoranti del paese potrete gustare piatti tipici come la polenta concia, la zuppa di erbe spontanee, i salumi di vacca Piemontese e, naturalmente, tutte le varianti della Toma.

Domande frequenti sulla Fiera della Toma di Usseglio

Quando si svolge la fiera?
La Fiera della Toma si tiene ogni anno a luglio, di solito in due weekend consecutivi. Le date precise variano leggermente, quindi è consigliabile consultare il sito ufficiale.

Serve un biglietto per accedere?
L’ingresso alla fiera è gratuito. Alcune attività specifiche come le degustazioni guidate o i laboratori possono richiedere una prenotazione o un piccolo contributo.

È possibile acquistare i prodotti?
Sì, la mostra-mercato permette di acquistare direttamente formaggi, salumi, miele, dolci e molti altri prodotti artigianali da oltre 100 espositori.

Come funziona la navetta da Torino?
La “Corriera della Toma” è una navetta gratuita che parte da Torino Porta Susa e porta direttamente a Usseglio. È attiva nei giorni della fiera e non necessita di prenotazione.

Ci sono attività per bambini?
Assolutamente sì. Sono previsti laboratori sensoriali, dimostrazioni, spazi gioco e attività educative pensate per il pubblico più giovane.

Dove si può dormire in zona?
Usseglio offre diverse soluzioni: agriturismi, B&B, alberghi e rifugi alpini. È inoltre possibile affidarsi alle numerose strutture presenti nella vallata, proprio come quella di Cascina 6B

Un racconto di terra e sapori da vivere ogni anno

La Fiera della Toma di Usseglio è molto più di un evento gastronomico. È un’occasione per riscoprire il senso profondo del cibo, del territorio, della comunità. È un viaggio nelle Alpi piemontesi che coinvolge tutti i sensi e lascia nel cuore il ricordo di un’esperienza autentica, genuina, umana.

Ogni anno, chi partecipa torna a casa con una consapevolezza nuova: che la montagna ha ancora molto da insegnare, che la qualità non è mai una coincidenza e che dietro ogni forma di Toma c’è un pezzo di storia da custodire.

Non resta che lasciarsi guidare dal profumo del latte, dal suono delle campane alpine e dalla voglia di scoprire un angolo d’Italia dove il tempo scorre al ritmo delle stagioni e della passione per le cose fatte bene.

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